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News | Festa del Folclore Ladino: domenica 16 giugno a San Vito di Cadore

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14 giugno 2019

Quando l’UNESCO riconobbe le nostre montagne tra i Patrimoni Mondiali, la notizia giunse rapidamente da Siviglia e segnò un nuovo corso per i Monti Pallidi, descritti ed esplorati fin da inizio ‘800 dai pionieri britannici, francesi e tedeschi. Per solennizzare il decennale, si è pensato a una serie di festeggiamenti diffusi, a partire dal 16 giugno a San Vito di Cadore, primo Comune ad offrire un contributo di idee alla ricorrenza con la Festa del Folclore Ladino. La festa, organizzata tra Pelmo e Antelao (cime incluse nel Sito Dolomiti UNESCO) dalla Federazione tra le Unioni culturali dei Ladini dolomitici della Regione del Veneto in collaborazione con la Provincia di Belluno, il Comune di San Vito, la Fondazione Dolomiti UNESCO, la Regione Veneto, l’Union Ladina d’Oltreciusa, l’Istituto Ladin de la Dolomites e il Consorzio di Promozione Turistica Cadore Dolomieu, è un appuntamento culturale e folkloristico.

La manifestazione sarà preceduta dalla visita guidata col giornalista e scrittore Mario Ferruccio Belli all’antica chiesa della B.V. della Difesa. A seguire, il raduno dei gruppi nei tradizionali abiti ladini della festa, la sfilata per il centro del paese, la celebrazione in Chiesa Parrocchiale del Vespro accompagnato dai canti patriarchini; il concerto della Banda Valboite e l’esibizione di ballo dei gruppi folk dell’area ladina bellunese.

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Il 26 giugno toccherà a Cortina d’Ampezzo, che ospita la sede della Fondazione Dolomiti UNESCO (creata in seguito al riconoscimento, come referente del Ministero dell’Ambiente e del Comitato per il Patrimonio Mondiale, per promuovere la comunicazione e la collaborazione tra gli Enti gestori e amministratori del territorio). Il momento ufficiale intende formulare un augurio condiviso e corale alle nostre montagne, un bene prezioso per il mondo intero. Gli appuntamenti, coordinati dalla Fondazione, dal Ministero dell’Ambiente, dal Comitato per il decennale, continueranno per tutta l’estate, articolandosi in oltre 140 eventi animati dall’impegno a tutelare il territorio dolomitico in modo sostenibile pensando soprattutto ai suoi abitanti.

L’inserimento delle Dolomiti nella lista UNESCO ha consolidato un’idea presente da tempo immemore nell’immaginario collettivo: l’area merita protezione e valorizzazione nella sua multiforme unicità, tutelando boschi, fiumi, laghi, pascoli e rocce ma soprattutto chi tra le crode dolomitiche abita e lavora, e sostenendone la cultura, le tradizioni, le parlate millenarie.

Senza o con pochi abitanti a governarlo con impegno, curarlo con fatica e sacrifici, valorizzarlo vivendoci tutti i giorni dell’anno, il Bene Dolomiti rischierebbe di diventare un enorme museo a cielo aperto: il traguardo del 2009 rappresenta quindi un grande riconoscimento internazionale, ma anche un importante punto di partenza per attuare strategie e linee di sviluppo sostenibile di un patrimonio di immenso valore e di altrettanta fragilità.

La giornata del 26 giugno a Cortina, frutto degli accordi fra il Ministero dell’Ambiente, la Fondazione Dolomiti UNESCO, il Comune, la Fondazione Cortina 2021, le Regole d’Ampezzo e ilParco Dolomiti d’Ampezzo, vedrà gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni, a partire dal Comitato ministeriale per le celebrazioni presieduto dal Sottosegretario On. Vannia Gava.

Sarà quindi presentato il carnet delle iniziative indette tra Veneto, Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia e in piazza Angelo Dibona (intitolata a uno storico divulgatore delle Dolomiti nel mondo), si esibiranno insieme quattro bande musicali dei territori inclusi nel Patrimonio, scandendo i momenti ufficiali in un’atmosfera di collaborazione e amicizia.

Dopo la fase istituzionale, via alle feste popolari, dal Brenta alle Alpi Carniche. La prima data da segnalare è il 29 giugno, quando S. Vigilio di Marebbe ospiterà la “Dolomites UNESCO Fest”, occasione per conoscere le caratteristiche geologiche e geomorfologiche delle Dolomiti, le genti che le abitano e ovviamente i piatti della tradizione che queste sanno mettere in tavola.

Articolo a cura di Ernesto Majoni

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