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News | Le Dolomiti in tasca

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26 luglio 2018

Il tempo dei bilanci lo rimandiamo al prossimo anno, quando ricorrerà il decimo anniversario dell’iscrizione delle Dolomiti nell’elenco dei siti riconosciuti dall’UNESCO. Una cosa però è certa: molta strada è stata fatta, grazie a tutti coloro che quotidianamente si impegnano per valorizzare quella che poteva anche rimanere una semplice medaglia da appuntare al petto. Se così non è stato è perché è stata elaborata una Strategia di Gestione del Bene, si sono attivate reti e collaborazioni, sono stati sviluppati progetti e iniziative in tutte le cinque province.

Un’agile guida per capire “perché”

Ma per raggiungere una vera, diffusa e radicata consapevolezza tra la popolazione bisogna ancora insistere, anche attraverso nuovi strumenti. Ecco perché nei rifugi, nelle Aziende di Promozione Turistica, nei musei, in tutte le strutture che fanno da interfaccia con turisti e residenti, viene ora distribuito in ben 35 mila copie (e a un prezzo simbolico) un tascabile dal contenuto semplice e diretto: le ragioni dell’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale, ciò che comporta in termini di responsabilità da parte della amministrazioni (che della conservazione attiva del Bene non devono più rispondere solo ai propri cittadini, ma al mondo intero), i valori che rendono uniche le Dolomiti e i motivi per i quali sono state considerate un “Bene seriale”, ovvero un insieme unitario ma articolato e complesso.

I nove sistemi e il ruolo della Fondazione

Il tascabile passa in rapida rassegna ognuno dei 9 sistemi dolomitici in cui è articolato il Bene unico: Pelmo-Croda da Lago, Marmolada, Pale di San Martino-San Lucano-Dolomiti Bellunesi-Vette Feltrine, Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, Dolomiti settentrionali, Puez-Odle, Sciliar-Catinaccio-Latemar, Bletterbach, Dolomiti di Brenta.

Infine il ruolo della Fondazione Dolomiti UNESCO, costituita il 13 maggio 2010 dalle cinque Province (Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine) e dalle due Regioni (Friuli Venezia Giulia e Veneto) per “garantire una gestione efficace e coordinata delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, facendo seguito ad uno specifico impegno preso nei confronti dell’UNESCO”. Già, perché è bene ricordare che la responsabilità della conservazione attiva del Bene sta in campo non solo alle singole amministrazioni, ma all’insieme delle comunità dolomitiche e dei loro rappresentanti. Considerando le differenze linguistiche, economiche e amministrative risulta evidente, quindi, che quella della Fondazione è prima di tutto una sfida culturale.

L’opuscolo diventa quindi un’occasione per ricordare a tutti, come si suol dire, “chi siamo e dove stiamo andando”, perché il riconoscimento UNESCO non è stato un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

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