
Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza. Il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale
Si è svolto il 3 e 4 ottobre tra Claut e Cimolais (PN), alle porte del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, il quarto corso di formazione annuale dedicato gli Amministratori dei Comuni interessati dal riconoscimento UNESCO e impegnati nella gestione del Bene.
Come nelle precedenti edizioni, svoltesi a Belluno, Primero San Martino di Castrozza e Andalo, le parole chiave sono state «Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza», ma l’attenzione di questa edizione si è concentrata soprattutto sul tema dell’intreccio necessario tra diverse generazioni di amministratori (e di cittadini) per garantire una condivisione di intenti che guardi non all’immediato, ma al medio periodo. Come ha sottolineato il Sindaco di Claut, Gionata Sturam, a margine della prima giornata di lavori, alcuni segnali di controtendenza, rispetto alle opportunità per le giovani generazioni, ci sono e occorre lavorare perché la montagna venga non solo tutelata ma anche vissuta e abitata. Da parte del presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO e presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin un forte accento sul ruolo degli Amministratori per affrontare le sfide della gestione del Patrimonio Mondiale: «Non dobbiamo domandarci solo come saranno le Dolomiti nel 2050, ma chi (e come) garantirà la tutela e lo sviluppo sostenibile di un Bene tanto complesso come quello che abbiamo in custodia». Un bene, ha evidenziato Padrin, che sta cambiando anche dal punto di vista estetico, insieme al clima. «Questo tema va dunque affrontato con grande senso di responsabilità e approfondendo la conoscenza e il confronto tra le diverse realtà amministrative».
Da parte del presidente del Parco Naturale Dolomiti Friulane e sindaco di Erto e Casso, Antonio Carrara, una riflessione proprio sul comune impegno a prendersi cura di un territorio del quale è stato riconosciuto l’Eccezionale Valore Universale, ma anche sulle peculiarità e le caratteristiche specifiche di ogni singolo territorio. Anche per questo si è deciso quest’anno di aggiungere al programma anche la visita alla diga del Vajont e al Centro Visite di Erto e Casso, a pochi giorni dal sessantaduesimo anniversario del disastro.
«Il corso è occasione di formazione e confronto tra amministratori che hanno scelto di impegnarsi e di lavorare per popolazioni che abitano la montagna», ha commentato Giovanni Gardelli, Dirigente Generale del Dipartimento Urbanistica, energia, catasto, tavolare e coesione territoriale della Provincia autonoma di Trento, ente che coordina la Rete della Formazione della Fondazione Dolomiti UNESCO, tramite l’organizzazione di TSM – STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio. – Attraverso l’incontro e l’approfondimento è possibile condividere un’idea di futuro che, avendo le proprie radici nell’identità delle Comunità di abitanti delle Terre Alte, si proietti a costruire nuove politiche per vivere rispettosamente la montagna». A questo sono stati dedicati i laboratori di futuro, durante i quali i partecipanti sono stati chiamati a delineare gli elementi che potrebbero caratterizzare le generazioni che da qui al 2050 custodiranno il Patrimonio Mondiale e di conseguenza le azioni utili a realizzare gli scenari auspicati e i cambiamenti da promuovere fin da subito.
«Non c’è assunzione di responsabilità che non parta dalla conoscenza del Patrimonio Mondiale e dei valori paesaggistici e geologici che lo caratterizzano – ha concluso la direttrice della Fondazione Dolomiti UNESCO Mara Nemela – è quinti fondamentale fornire prima di tutto le conoscenze e le chiavi di lettura del riconoscimento UNESCO agli Amministratori: sono loro il riferimento fondamentale per sviluppare strategie di tutela attiva di un territorio che abbiamo in custodia e che abbiamo la responsabilità di consegnare alle future generazioni, con le quali è altrettanto fondamentale avviare fin da subito l’intreccio generazionale su cui si è riflettuto in questi giorni».
Questa attività è inserita nel progetto “Capacity building. Rafforzare il capitale sociale e territoriale del Sito Dolomiti Patrimonio Mondiale (WHS) per uno sviluppo duraturo e sostenibile delle Comunità locali”, realizzato con il contributo del Fondo Comuni confinanti.