Soci Fondatori

News | #DOLOMITI2040, se ne discute a Tonadico

Evento
18 Giugno 2015

E’ il nono incontro di #DOLOMITI2040 quello che si è svolto ieri nel tardo pomeriggio a Tonadico Villa Welsperg, una delle sedi del Parco di Paneveggio Pale di San Martino. Un’iniziativa di partecipazione attiva e di ascolto promossa dalla Fondazione Dolomiti UNESCO per costruire, insieme a chi in Dolomiti ci vive, lavora e abita, la strategia complessiva di gestione del Bene Patrimonio dell’Umanità.
Come i precedenti otto appuntamenti, tenuti in luoghi cruciali del Bene UNESCO, anche quello di Tonadico ha rilevato il grande interesse degli attori del territorio dolomitico: amministratori, rappresentanti degli enti promozionali, albergatori, rifugisti, associazioni ambientalistiche e alpinistiche, guide alpine e semplici cittadini. A dimostrare, ancora una volta, quanto gli abitanti delle Dolomiti abbiano a cuore lo sviluppo del proprio territorio.
I temi discussi ai quattro tavoli di lavoro – turismo, sviluppo socio-economico, conservazione attiva e costruire relazioni – hanno posto l’accento, a Tonadico così come già accaduto negli altri luoghi dove si è svolta la consultazione, sull’importanza delle connessioni: fra attori e realtà del territorio e fra territori.
L’auspicio dei vertici della Fondazione Dolomiti UNESCO è che questa modalità di confronto e discussione contribuisca alla gestione complessiva in termini di idee e proposte e che possa influire sul processo culturale necessario affinché la logica di considerare il proprio territorio dolomitico con i confini che corrispondono a quelle delle differenti amministrazioni vada sempre più in soffitta e prevalga, invece, lo sguardo UNESCO, che considera i nove sistemi dolomitici come un unico territorio.
Il percorso partecipativo si conclude con l’ultimo incontro, venerdì 19 giugno in Marmolada al rifugio Serauta.
La Fondazione dopo l’elaborazione di quanto emerso nel corso degli undici incontri di #DOLOMITI2040, avrà cura di inviare la sintesi a tutti i partecipanti e puntuale comunicazione alla stampa.

Sono tante le domande e le risposte che scaturiscono da questi confronti, efficaci sia per i partecipanti (sono loro a dichiararlo) sia per la Fondazione che attraverso i facilitatori fa un’operazione d’ascolto e di raccolta proposte mai effettuata finora nell’ambito dolomitico.

Al tavolo della “conservazione attiva” ci si pone la questione del ruolo delle aree protette, ci si confronta sulla richiesta di responsabilità chiesta dall’UNESCO, ci si chiede quali azioni si possano mettere in campo. Tante le risposte/proposte: un rappresentante dell’area ambientalista, Luigi Casanova, dice che “bisogna avere il coraggio che ha avuto la Provincia autonoma di Trento nel sostenere il processo di trasformazione delle aree protette, un passaggio costruito in modo partecipato coinvolgendo tutte le categorie. E’ quello che sta avvenendo ora qui con le Dolomiti UNESCO”.
Quattro le parole chiave che hanno caratterizzato i quattro momenti di questo tavolo: cultura (soprattutto), governance, parchi ed equilibrio. Che ruolo possono avere i parchi, ci si è chiesto? Oggi hanno un peso significativo. La Rete che li collega è fondamentale ma i parchi devono far conoscere di più ciò che fanno, mettere in circolo le buone pratiche: se il parco è il luogo delle buone pratiche deve mettersi in relazione con l’esterno. Su tutto è emersa la necessità di condivisione del valore e l’analisi dei limiti di quel valore e, insieme, l’obbligo di  uscire dalla propria autoreferenzialità. Si è discusso sull’importanza di mettere in rete i progetti, per esempio è stato detto che i Suoni delle Dolomiti potrebbero diventare un progetto dell’intero Patrimonio. Si è posta l’attenzione, per esempio, sulla conservazione dell’abitare, fare attività economica e abitare nel rispetto della natura. E’ emersa l’importanza dell’educare al valore della conoscenza. A tutti i tavoli si è sottolineata la necessità di informatizzazione della conoscenza pur mantenendo la capacità di continuare a meravigliarsi attraverso anche l’esperienza diretta. Si è ribadita la necessità degli scambi di saperi, ritornare al senso civico e al passaggio di saperi fra generazioni.

E’ importante trovare strade di sviluppo diverse da quelle finora attuate per lo sviluppo socio-economico di un territorio? E’ quanto ci si è chiesto, per esempio, al tavolo dedicato. Quanto conta pensare ad uno sviluppo sempre più all’insegna della sostenibilità? E’ emersa, fra l’altro, la necessità di avere la consapevolezza che la vita dei residenti non deve essere divisa da quella dei turisti. Si è parlato di montagna viva e dell’importanza della formazione per i residenti, per gli operatori e attori del territorio. Si è sottolineato come il Bene Dolomiti sia da considerare un unicum ma mantenendo la biodiversità dei territori.

Al tavolo del turismo si discute di formazione, internazionalizzazione, mobilità, destagionalizzazione, di un legame più stretto fra agricoltura e turismo anche in termini di promozione. Una via che implica un passaggio culturale notevole con uno sviluppo che coniughi innovazione e tradizione con la tutela ambientale. Il turista non deve passare da una realtà urbana a una realtà di montagna urbana. Si deve puntare su un turismo di qualità e non di quantità, non più crescita, ma riqualificazione del turismo. Importante è educare il turista e, perché no, sceglierlo, andarselo a cercare: i turisti non sono tutti eguali. E’ necessaria una consapevolezza e una valorizzazione del sistema nel suo complesso. Si è parlato dell’opportunità di creare un “prodotto unito”, un itinerario per tutte le Dolomiti anche per diminuire la disomogeneità dei flussi turistici. La cultura come elemento differenziante (ogni posto e’ diverso)
In merito a questi temi è necessario formare gli operatori e i cittadini ma anche i politici. Ribadita, anche a Tonadico, la necessità di riqualificazione della ricettività. “Tanti di questi problemi si risolverebbero, anche, con un unico ente di promozione turistica”, è stato detto.

Al tavolo “costruire relazioni” emergono tanti quesiti con risposte diverse e, qualche volta, contrastanti. Su un punto, però, si converge: per raggiungere gli obiettivi le relazioni sono strumenti indispensabili. Peraltro emerge anche che un riconoscimento UNESCO genera aspettative e qualche partecipante accenna alla necessità di scambi informativi, piattaforme di comunicazione online o, in generale, scambio esperienziale fra territori. Rispetto alla Fondazione Dolomiti UNESCO si è convenuto che sono tre le parole chiave che ne  caratterizzano il ruolo: collaborare, coordinare, comunicare.

I facilitatori, Cesare Micheletti, Irma Visalli, Anna Scuttari e Andrea Omizzolo, coordinano ciascuno un tavolo (sempre lo stesso per tutti gli undici incontri in programma) in modo da avere, alla fine del percorso partecipativo, il focus preciso dei temi posti all’attenzione. (fs)

X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo.
Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto