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News | Le Dolomiti al centro di un importante studio paleontologico

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15 Novembre 2016

Il 9 novembre è stato pubblicato dall’autorevole rivista internazionale specializzata online “PlosOne”.

Lo studio, dal titolo “Floral Assemblages and Patterns of Insect Herbivory during the Permian to Triassic of Northeastern Italy”, si occupa delle tracce d’insetti rinvenute nei fossili di piante risalenti al periodo della più grande estinzione di massa della storia della Terra, durante il cosiddetto “limite Permiano-Triassico” di 250 milioni di anni fa.

Lo hanno realizzato tre scienziati che vantano riconoscimenti internazionali: Evelyn Kustatscher, paleontologa del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, Torsten Wappler dell’Università di Bonn (D) e Conrad Labandeira dello Smithonian Institute di Washington (USA).

L’articolo è stato subito considerato dalla comunità scientifica di notevole significato. Infatti, finora esistevano solo studi sporadici su siti isolati sparsi per il mondo con tracce d’insetti di periodi precedenti o successivi alla grande estinzione di massa.

La maggior parte di tali siti si trova nell’emisfero meridionale. “Questa recente pubblicazione, invece, analizza per la prima volta al mondo, insieme, tutta una serie di ritrovamenti di tracce di insetti su resti vegetali risalenti a prima o dopo la citata estinzione di massa,” spiega Torsten Wappler. Di conseguenza, essa è molto più ampia e completa di qualsiasi studio al riguardo finora apparso.

Di qui la sua importanza, sottolineata da Evelyn Kustatscher: “Le informazioni che questi reperti ci trasmettono ci aiutano a capire cosa accadde esattamente durante questa importantissima fase della storia della nostra terra”. L’arco temporale abbracciato dalla pubblicazione è di circa 40 milioni di anni.

Da un punto di vista geografico, invece, essa si concentra in gran parte su aree delle Dolomiti proclamate, a motivo dell’elevata importanza scientifica e paesaggistica, Patrimonio naturale dell’umanità UNESCO. Si tratta delle zone di Tregiovo e Monte Agnello in Trentino, e, in Alto Adige, del Bletterbach, delle cime di Monte Prà della Vacca e Piz da Peres nelle Dolomiti di Braies e di altri siti intorno a Braies.

“La ricerca evidenzia, nelle Dolomiti, un numero molto minore di tracce di insetti su piante rispetto all’emisfero meridionale,” così Conrad Labandeira dello Smithonian Institute. Tuttavia mostra anche come tra il Permiano e il Triassico il numero delle tracce di insetti aumenti, elemento che potrebbe riferirsi a un incremento numerico degli insetti in quell’epoca.

I tre autori sono anche riusciti a dimostrare che nel Permiano essi erano già molto specializzati nel nutrirsi di determinate piante. “Nel Bletterbach, per esempio, si nutrivano prevalentemente di cicadali e di conifere, benché queste piante costituissero solo una parte della flora. Dopo l’estinzione di massa, invece, gli insetti si specializzarono nella pteridosperme, ora estinte,” così Kustatscher. Si nota inoltra – spiega Conrad Labandeira in conclusione – che tra il Permiano e il Triassico sempre più insetti si sono specializzati, mentre quelli onnivori sono divenuti via via più rari.

La nuova pubblicazione (in inglese) è consultabile sul sito web della rivista “PlosOne”.

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